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Giorno
Tempo 19-27 Luglio 2003
Spazio Portogallo
Coordinate Lisbona
La luce irrompe nelle nostre esistenze. Somiglia al fascio di luce che
individua il protagonista sul palco, a teatro. Perchè nel buio della sala
non si vede. Il suo viso, le mani, i pensieri ed i peccati, i rimpianti
ed i desideri stanno tutti lì, in carne ed ossa, fino a quando la luce,
circoscritta non lo piazza al centro della visione dello spettatore. Ed
agendo sotto la luce i contorni della storia si fanno più netti e vivi.
Siamo a Lisbona. La luce irrompe sulle nostre esistenze. Si staglia per
chilometri e chilometri, ogni dove. Illumina il piacere (nostro) di essere
qui. Chissà quali crimini che sconosciamo. La gioia della manifestazione
Gymnastrada per chi sta partecipando.
La luce qui l'avrà lasciata Dio affacciandosi sull'Atlantico per la prima
volta, dopo la sua creazione.
2° giorno
- 20 Luglio 2003
Alzarsi. Ci svegliamo per
la prima volta in terra portoghese. Dalla finestra non arriva alcun riflesso,
pensiamo sia ancora notte, ma non è così. Il tempo di organizzarci
e verso le 11 siamo in strada. Il nostro albergo si trova
al primo e secondo piano di un palazzo, in una strada che inizialmente è leggeremente
in salita e poi continua ad inerpicarsi sempre più ripida lungo Rua
Arço
de Graça. La
curiosità è troppo forte e dunque decidiamo di continuare
a salire. Dopo
un paio di piccoli negozietti che richiamano (senza successo) l'attenzione
per
soddisfare
la voglia
di
colazione,
arriviamo
dalle parti
di Largo Martim Moniz. Che piazza strana. Inoltre, da
un lato non ci sono abitazioni, ma solo macerie e rimasugli di facciate
di palazzi. Sono solo le prime tra le tante che incontreremo. Qui, nel
1755 c'è stato un terremoto che ha fatto un sacco
di danni. Va bhe, camminiamo con gli occhi ancora non del tutto abituati
a tanta luce, finchè non ci ritroviamo in Praça
Figueira. Abbiamo fatto un giro in tondo.
Bene. Camminare mette fame. Dunque imbocchiamo Rua do Carmo. A mettà
della via si trova l'Elevador de Santa Justa. Parliamo
di un enorme ascensore di metallo che porta su una piattaforma alla
stessa altezza delle rovine del Convento
do Charmo. Una volta sopra, dalla piattaforma si diparte
un collegamento verso il quartiere dove è situato al Convento, ma a
causa di lavori tale collegamento oggi (data del viaggio) è chiuso.
Noi, pur essendo passati svariate volte da qui, alla fine non siamo
mai saliti. Sarà per la prossima volta.
Non dimentichiamo comunque che non abbiamo ancora fatto colazione (sono
le 12.30) e dunque ci fermiamo al Cafè
A Brasileira, in Rua
de Garret 120, dove
si trova una ottima pasteleria. Siamo nel quartiere Chiado.
Non conoscendo ancora le delizie del luogo ci accontentiamo di caffè
doppio,
cappuccino,
succo
d'arancia,
cornetti con prosciutto e formaggio. Ne approfittiamo anche per immortalare
la statua del famoso poeta portoghese Fernando Pessoa,
che siede su un tavolino del bar del quale era un frequentatore abituale.
Soddisfatti, ripendiamo il nostro giro, attraversando Rua Nova
da Trindade,
proseguendo per Rua de Trindade, fino al Largo
do Carmo. Da
qui si vede la facciata del Convento do Carmo. Di quella che era una
delle
chiese più grandi di Lisbona, rimangano solo gli archi gotici. Il
resto è stato raso al suolo dal terremoto del
1755. E' affascinante. La
natura piega e distrugge. Ma mai tutto completamente.
La pace regna in questo angolo di città. Scendiamo verso Praça
Don Pedro IV e ci dirigiamo verso Praça
dos Restauradores. Una piccola stradina, Carçada
da Gloria, si inerpica ostica. Ma niente paura, in nostro
aiuto l'Elevador da Gloria, un tram che lemme lemme
ci accompagna in alto. Siamo arrivati al Miraoduro di S. Pedro
Alcantara,
ovvero un belvedere dal quale la vista domina la città.
Saliamo ancora,
ci aspetta Praça do Principe
Real. Ci sediamo un attimo sulle panchine a riposare sotto
l'ombra dei rami intrecciati. La città vive, ma non lo da a vedere.
Ancora più in alto, lungo Rua Escola Politecnica,
si apre il Giardino Botanico. Peccato che sia un
po' trascurato, perchè è grande, con una robusta varietà di
specie e soprattutto
il posto ideale per leggere un libro o riposare.
Intanto il tempo è trascorso inesorabile. Cerchiamo un locale
per il pranzo, lo troviamo in Rua dos
Correeiros, 209.
Ricordo solo che la pentola di riso ai frutti
di mare che hanno portato a tavola avrebbe sfamato 4 persone, e noi
eravamo in due. Mangiamo con calma. Di pomeriggio ci aspetta la incantevole
cittadina di Belem, a ovest di Lisbona.
Verso le 17 ci incamminiamo per raggiungere Belem.
Per farlo, prendiamo il tram n°15 da Praça do Comercio.
In 20 minuti ci ritroviamo a Belem, famosa perchè
da lì salpò Vasco de Gama per il suo viaggio di due anni che lo portò
a individuare
una nuova rotta per raggiungere l'India.
Non appena scendiamo dal tram, il Mosteiro dos Jerònimos si
presenta ai nostri occhi.
E' grande e luminoso stagliandosi nello spazio quasi a voler sfidare
il cielo ed il sole con il riflesso della pietra di cui è costruito.
Lo stile è quello manuelino, il gotico rinascimentale
portoghese. Dentro colpiscono le volte a nidi di ragno e le colonne
sontuosamente decorate. Dopo un rapido giro, ci appropinquiamo all'uscita.
La guida decanta la bellezza del chiostro. Incerti chiediamo l'ora
di chiusura. Abbiamo una buona mezz'ora. Ebbene, non rimaniamo delusi.
Una volta dentro, camminiamo con lentezza a godere del tempo che si
ferma ogni qual volta il passo rallenta e si ferma a sua volta.
Ci sediamo sui gradini, respiriamo. Visitiamo il refettorio le cui
pareti sono ricoperte da pannelli di azulejos, le ceramiche portoghesi
che
agghindano
praticamente quasi tutte le costruzioni. Provo pure a gridare il mio
nome per vedere se si sente l'eco, perchè il refettorio si estende
in lunghezza ed ha alti soffitti. Mi sembra di sentirlo.
Da lì si potrebbe continuare per il Museu Nacional de
Arqueologia,
il Museu de Marinha,
il Planetario, ma preferiamo continuare per il Centro Cultural
de Belem. Costruzione moderna, squadrata, ma comunque armoniosa, è sede di eventi culturali. C'è anche un cafè dove
riposiamo per qualche minuto le stanche membra, godendo dello splendido
panorama.
Terminata la nostra pausa, ci avventuriamo tra case dai colori pastello,
millesima sfumatura piacevole per occhi bisognosi. Ci lasciamo rapire
senza ribattere, per arrivare in ultimo alle due chicche finali: la Torre
de Belem e il Padrão dos Descobrimentos.
La Torre di Belem è stata costruita come fortezza
per vegliare l'ingresso al porto di Lisbona. Sta lì e si capisce
che veglia, dal modo sfacciato
di ergersi. Non ammette discussioni.
il Padrão dos Descobrimentos è un monumero
a forma di caravella alla memoria dei grandi protagonisti della storia
portoghese, che si stagliano sui due lati della struttura. E' soprattutto
un omaggio al mare, elemento fondamentale nella storia del Portogallo.
Una sorta di eterno cittadino che vive qui, dentro i palazzi, le
strade, tra la gente.
Rimaniamo incantati dall'atmosfera del luogo. Se fosse un giorno
qualunque, saresti felice di esserti fermato a guardare. Noi lo siamo.
Sono le 21.30 e la giornata è trascorsa, lunga, lunghissima.
Facciamo ritorno a Lisbona, procedendo in senso inverso. Non ci rimane
che
curare il corpo, concedendoci una bistecca nella Cervejaria
da Trindade in Rua
nova da Trindade, 20 C. E' una birreria
con gli azulejos alle pareti. Caratteristico. A proposito, in Portogallo,
dovunque mangiate, non pensate "che bello!" quando vi portano come antipasto
pane, burro e patè di tonno. Lo fanno dappertutto. E' un coperto
obbligatorio. Buonanotte.
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