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- 21 Luglio 2003
Passo dopo passo ci avviciniamo al Castelo
de São Jorge.
A quanto pare questo castello ne ha passate davvero tante: Visigoti,
Mori, Cristiani, residenza reale, prigione in ogni epoca e alla fine
attrazione turistica. Ci incantiamo a camminare lungo i torrioni, senza
sosta, ma lentamente, fermandoci ad ogni scalinata
che ci porta su di qualche metro, per le tante torri sparse. C'è anche
una sorta di galeone dentro, vecchio e
malandato.
E'
lecito domandarsi
che ci faccia lì, sinceramente non ho risposte.
Abbandonate le mura, torniamo a perderci per il quartiere e la parola rende l'idea. Ci smarriamo per le piccole viuzze, che pur avendo un nome, sono troppo piccole per essere riportate nelle nostre mappe turistiche. Ma c'è il sole, sono appena trascorse le 2 p.m. e non siamo ancora stanchi di camminare. Incontriamo gente seduta sulla soglia della porta di casa a chiaccherare, piccoli locali, un cameriere ci indica la strada, pensando di farci cosa gradita. Tanto gradita da giungere al Restaurante Cais D'Alfama in Largo do do Chafariz de Dentro 24. In definitiva sosta pranzo, pasteggiando con carne e fagioli, baccalà arrostito e vino rosso. Il pranzo dura, non acceleriamo nessun boccone, mangiamo godendoci un altro angolo di Lisbona. Non sono ancora le 16 che ci troviamo ad attraversare una delle stazioni della metropolitana. La destinazione finale è la stazione Oriente. In quel quartiere sorge l'EXPO 98, ovvero un quartiere espositivo nato per ospitare l'ultimo e più importante evento espositivo del millennio, tenutosi a Lisbona nel periodo 22 Maggio - 30 Settembre 1998. Con quell'evento si festeggiavano i 500 anni dalla scoperta della rotta per le Indie da parte di Vasco de Gama, nonchè l'importanza degli oceani per l'umanità. Quella che era un'area degradata che ospitava centinaia di containers e capannoni e raffinerie, è stata trasformata in tempo record in un enorme quartiere fieristico, con 6 padiglioni costruiti da architetti contemporanei ed ispirati al tema dell'oceano. Sono sorti hotel e locali, il porto è stato ampliato e migliorato, è stato costruito il ponte Vasco de Gama che, lungo 17 Km, attraversa l'estuario del Rio Tejo. Tra i padiglioni, spicca il Pavilhão do Portugal a forma di vela, una unica campata di 65 metri progettata dall'architetto portoghese Álvaro de Siza Vieira. Sotto di esso, il caso vuole che si svolgano le manifestazioni della Gymnastrada. Attraversiamo in lunghezza il polo fieristico, ci incantiamo delle forme, dei giardini che ad intervalli allietano la vista, della piccola piscina dove simulacri antropomorfi fissano il medesimo istante, godiamo il cambio di prospettiva prendendo la cabinovia, giungiamo sul molo dove il pomeriggio vira lentamente al blu. Tutto qui è grande. Anche il ponte che si snoda con piccole curve verso l'esterno.
Torniamo in città. Ci concediamo una doccia. La pelle si rinfresca, in attesa che la notte ci porti a cercare un posto per la cena dalle parti del quartiere del Bairro Alto, subito dopo aver attraversato Largo Trindade. Qui la città si fa più viva. Sarà perchè i locali si susseguono tra molteplici insegne luminose, mai egoisticamente vanesie. Sarà perchè trovi persone in gruppi a bere fuori dai locali o dentro, ma con le finestre aperte. Forse è anche merito di un quartiere che ha saputo cogliere lo spirito dei giovani e adattarsi. E' certo la parte che ci è parsa più vivace. Ceniamo al Sapor e Arte, in Travessa da Espera 29. Non sfioriamo chissà quale prelibatezza, nè infinita cura nella presentazione dei piatti, però il nostro desiderio è una alternativa a carne e pesce, ormai stretti. Ci consoliamo con una sorta di timballo di pasta. Niente di speciale. Però, ad un italiano che ama la pasta, è parso saporito e soddisfacente. Concludiamo la serata al Artis Jazz Bar in Rua diario de noticias 95, dove la musica non spezza le parole. Alterniamo sorrisi e chiacchere a sorsi di porto branco e tinto. La titolare è una ragazza che sembra sapere il fatto suo. Ci divertiamo. Tra le viuzze, torneremo all'albergo contenti.
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