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Tempo 19-27 Luglio 2003
Spazio Portogallo
Coordinate Sintra - Penisola di Setubal - Santo Andrè

Vi immaginate la strada? Sì, la strada asfaltata, quando si è fortunati. Negli altri casi, va da sè, ci si accontenta. Mica che quando si viaggia, si vuole pure il tappeto rosso, no?
E allora ben venga la polvere, il sudore, cartelli, viandanti rari e preziosi.
Ben venga il desiderio di un'oasi nel deserto, di una sorgente dove abbeverarsi, di un cesso.
Attraversi chilometri e chilometri, senza incontrare anima viva. Impari ad ascoltare oltre il rumore del motore.
Lo sterrato che stride sui copertoni, l'odore delle foglie mature al sole, la luce che si riflette dentro agli istinti delle bestie.

  1. E allora, strada,
    apri i tuoi orizzonti
    i supplicanti senza via di fuga
    stazionano nella città vecchia
    non lasceranno mai il colore dei muri
    sarebbero diversi già da ieri

  2. il perimetro aleggia di fuoco e leggende
    la terra è piatta, tutto fuori brucia
    corrompendo gli animi puri
    issati su pilastri di saggezza
    immonda viltà avida di certezza

  3. ti percorro già
    sono i miei piedi quelli che senti
    riconosci il passo?
    già dentro l'orizzonte mi mescolo
    al sole, sollevando ipotesi
    e polvere alle mie spalle...

5° giorno - 23 Luglio 2003
Confine.
Sintra, inerpicata e diffusa sul territorio, ci aspetta. Nel pomeriggio ci rimetteremo in viaggio e dunque prepariamo le valigie che lasceremo nel bagaglio della macchina. A piedi ci spostiamo prima in una delle Pastelerie della zona pedonale e quindi verso la stazione dove, con cadenza regolare, partono gli autobus per il Palacio Nacional da Pena. Divertente è stato chiedere all'ufficio informazioni in Inglese e sentirsi rispondere in Italiano, con tanto di cartina dedicata.
Una volta a bordo, prendiamo posto su quello che si rivela un mezzo richiestissimo, tant'è che col tempo si popola sempre più, riuscendo ad avere come ospiti anche i 'persecutori' della Gymnstrada (erano praticamente ovunque). Lungo il viaggio abbiamo imparato che le strade ci mettevano del loro ad essere anguste e strette, ma al tempo stesso anche gli autisti sfidavano le curve a velocità, noncuranti dei passeggeri, delle fronde che cozzavano contro i finestrini ed in ultimo dei folli che a piedi cercavano di raggiungere il castello. Favoloso.
Una volta a destinazione, ci godiamo la strana fila per l'acquisto del biglietto di ingresso. Prima regolare, in mezzo alla strada, poi in due tronconi laterali dopo rischiamo di farci investire dagli autobus aggressivi.
Siamo dentro. La strada in salita ci chiede un ultimo sforzo. Attorno il Parco che attornia il Palacio. Un passo dopo l'altro giungiamo in cima, dove il castello ci aspetta, alla prima curva. Da subito è una festa di merlature e archi, di colori che si fermano giusto col cielo e le sue nuvole.

Ebbene, il Palacio Nacional da Pena lo si deve al principe di Baviera Fernando Sax di Coburgo-Gotha, marito di Maria II. Costui acquistò nel 1939 le rovine dell'antico monastero della Nossa Senhora da Pena ed insieme all'ingegnere prussiano Ludwig von Eschwege lo arricchì di motivi romantici.
Affascinano le prospettive che offuscano la realtà, guardi un portico da un lato e quando ti trovi dal lato opposto, non l'avresti mai detto. Rapisce il vento che soffia su uno dei lati del castello, lungo i torrioni. Il paesaggio investe il desiderio di infinito.
Una volta dentro, le stanze alternano stili diversi, soddisfando la fantasia e il gusto dei suoi autori. Ricchezza vuol anche dire varietà.

Alla fine del nostro giro sono trascorse ben due ore. Abbiamo vagato tra le stanze, salito molte scale per giungere in cima alle piccole torri distribuite ovunque. Siamo giunti nello stesso posto anche due volte, perchè ne avevamo voglia. E' stato divertente. Probabilmente è la stessa sensazione di chi ha sognato questo posto e poi l'ha fatto costruire.

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Dopo la curva
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Welcome
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Chi si cela?
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Sguardo d'insieme
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Quanti piani
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Non vi fidate...
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...di Gulliver
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Non gli Inferi...
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...però l'ingresso?
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Un vizio

Aspettiamo placidi alla fermata del bus per tornare giù. Sembra che qui gli autisti li scelgano apposta con la propensione alla temerarietà. L'alternativa è magari qualcuno che non riesca a rispondere prontamente alle curve. Se è questo il motivo, hanno tutta la nostra comprensione.

Rieccoci al cospetto dell'auto. Mettiamo in moto, ci aspetta il mare, però visto da vicino. La nostra destinazione è dapprima Azenhas do Mar, paesino arroccato sulla scogliera a picco sul mare. La guida ci avverte che qui c'è una piccola piscina naturale, riempita di acqua marina, curiosi arriviamo. Della vasca di madre natura non cè ombra, o meglio ci sono solo le pareti e dentro dei muratori che stanno provvedendo a rinforzare gli argini. Peccato, sarà per un'altra volta.
Da qui in poi inizia la nostra discesa verso Sud.

A Cabo da Roca il vento è così forte che tutti si tengono fermi i capelli o i copricapi. Siamo sul punto più ad occidente del Portogallo e dell'Europa intera. Una targa provvede a ricordarlo. L'oceano con la sua distesa trascrive lo stesso messaggio, per quando la terra avrà inghiottito le parole.
Penseresti che qui non ci sia tanta gente, eppure giungono un sacco di pulmann. Turisti, ovvio, come noi del resto. Mi chiedo come possa essere questo posto d'inverno. Con la pioggia, ritrovarsi al cospetto degli elementi a raccontarti una storia. Mi godo la fantasia.

Abbiamo ancora tanta strada da fare. Stavolta seguiamo la costa, il mare è splendido, le spiaggie di sabbia sono chiare e poco popolate, i più presenti sono i surfisti che volano sulle onde dell'oceano, continuamente frastagliate dal vento onnipresente. Una di queste spiaggie diviene lo scenario del pranzo, dalle parti di Guincho. Ci facciamo fuori una delle scatolette di tonno acquistate a Lisbona, è rimasto del pane e formaggio del giorno prima, del pomodoro. Bastano a riempire la pancia. Intanto il mare rumoreggia davanti a noi, sono pochi quelli che fanno il bagno, l'oceano è gelato. Però viene davvero voglia. Sono circa le 17.

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Azenhas
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Cabo da Rocha
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Il mare e la luna
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Sommario
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Oltre il mare

La direzione è adesso nuovamente Lisbona, non per entrare, è ovvio, bensì per lasciarla alle nostre spalle per incamminarci verso l'Algarve. Il Sud di cui diceva prima.
Nle giro di un'ora copriamo la distanza, fino ad uscire dall'autostrada per immetterci in mezzo al traffico cittadino che si accalca sul Ponte. Ebbene sì, attraversiamo il primo dei due ponti, quello denominato Ponte de 25 de Abril. Devo riconoscerlo, mi sono trovato un po' a disagio mentre ero sopra il ponte e guidavo. Forse i tratti di rotaia sotto i copertoni della macchina, chissà, eppure non riuscivo a trovare una mia posizione ben definita nelle file. Neanche i segnali stradali mi apparivano in qualche modo chiarificatori. Però tutti quei cavi, i tiranti, i pilastri di metallo, le acque del Tejo ed il Cristo Rei (una versione ridotta di quella di Rio de Janeiro) a sinistra, a destra verso l'oceano, un tripudio di vita che non lasciava indifferente.
In pochi minuti siamo dall'altro lato. Arrivederci, Lisbona.

Intanto l'autostrada A2 ci permette di attraversare la penisola, circuminavigando Setubal ed il Rio Sado, quindi ci immettiamo su una statale che ci porta fino ad Alcacer do Sal. Qui il giorno inizia ad abbassare le ali in mezzo al fiume, regalando al ponte sul Sado una regalità di un altro tempo, che però non basta a fermarci.
Lo faremo due ore dopo, quando, dopo aver attraversato strade sterrate e solitarie in mezzo ad alberi cresciuti su terreni sabbiosi, essere finiti un un paese di poche decine di abitanti con un unico bar silenzioso e le baracche degli zingari, aver visto gli alberi di sughero feriti ma vivi, esserci persi lungo provinciali eterne, giungeremo alla Praia da Lagoa de Santo Andrè.
Qui il nostro alloggio è l'ultimo appartamento all'Hotel Al Tarik (per riferimenti, cliccate qui). Ci rinfreschiamo un po' e dopo cerchiamo un locale per la cena, sopraffatti già dall'idea dei soliti piatti di carne e pesce. Non vi dirò come è andata, sarebbe poco importante. Piuttosto, un giro nei dintorni ci informa che la spiaggia di notte è un luogo speciale e che è strano sapere che c'è un Lago davanti a noi e non possiamo vederlo a causa del buio. Ci rifaremo domani.

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Verso il Ponte
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L'oceano sta lì
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Sarà così lo stretto?
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Siamo sù
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Affascinante
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Cristo Rei
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In mezzo il Sado
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Notte di spiaggia


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