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Giorno
Tempo 19-27 Luglio 2003
Spazio Portogallo
Coordinate Santo
Andrè - Tavira
L'immaginario collettivo. Tutto vive dentro questo contenitore millenario.
Il calderone di sogni, paure, illusioni e desideri. Un enorme contenitore
dalle pareti di vetro ove le tensioni ed i riflessi del tempo, come nel
caos primordiale, si mescolano divenendo altro. Assorbendo usi e
costumi di ogni epoca, attualizzando le forme, lasciando ataviche le forze
che dominano gli istinti primordiali, rendendoli vittoriosi ad ogni nostro
respiro.
Non so immaginare diversamente l'intensità di quanto raccolto fino ad oggi.
Rammento che la terra è un'unica barca nell'universo, prigione con celle
troppo grandi oggi per noi essere umani, dunque calpesto
a piedi nudi sabbia mai vista, sabbia originatasi da venti che mi avranno
sfiorato il
viso chissà quante volte.
6° giorno
- 24 Luglio 2003
Tre quarti. Approfittiamo
di quanto ha da offrirci il mattino. La spiaggia è deserta, a parte
il bagnino. E' spontaneo domandarsi per chi vegli se gli unici presenti
siamo noi. E anche immobili e sorprendenti sono i bidoni dei rifiuti
allineati a formare una fila regolare. Ci avviciniamo al bagnasciuga,
ma solo con l'intento di verificare che l'acqua non sia praticabile,
difatti risulta gelida. Però il sole è meravigliosamente tiepido, basso
data l'ora. L'estate. Siamo nel suo pieno centro. In questo momento
non si può pensare alla sua fine. Sarebbe stupido. E allora stesi uno
accanto all'altro desideriamo che l'estate duri per sempre, che la
vita sia fatta di una sola stagione, l'estate appunto.
Eppure il tempo trascorre e porta la gente del luogo, portoghesi appunto,
ad unirsi a noi. Si spiegano dunque il bagnino, i bidoni. Si spiega
la spiaggia, distesa per il mare. Ed anche noi, coerenti al buon senso,
lasciamo a mezzogiorno la costa per riprendere la strada. Non prima
di aver dato una occhiata al lago. Strano, vedere un lago, una distesa
d'acqua chiusa tra dune di sabbia, e dietro una di queste sapere che
c'è il mare. Ci sono bagnanti che preferiscono il lago al mare, ma
a dirsi l'immaginario è stereotipato, non credete?
Di nuovo in viaggio, andiamo avanti senza ritegno. Giusto un paio
d'ore prima che si faccia tempo di pranzo. Cerchiamo un posto carino,
che non sia la statale. Alla fine, per puro caso giungiamo in un paesino
(Ourique?) che si inerpica su un pendio. Un cartello ci indica la via
per il belvedere, situato proprio accanto ad una chiesa. Non c'è molta
gente, la lentezza di impadronisce anche dei morsi rivolti ai panini,
se ripartiremo solo verso le 16.
Lungo il percorso, la vegetazione non cambia, sugheri a vista d'occhio.
Leggendo la guida apprendiamo che li vediamo scorticati perchè periodicamente
avviene appunto la raccolta del sughero. Una volta prelevata la corteccia,
e lasciato nudo la parte più interna del tronco, dal color rosso brunito,
bisogna attendere ben dieci anni prima di poter nuovamente ripetere
l'operazione.
Alla fine dell'autostrada, la E1, dobbiamo decidere come muoverci,
e tra autostrada e statale, scegliamo di immetterci sulla seconda,
la N125. Non possiamo immaginare che nel tardo pomeriggio ci sia un
traffico da ora di punta. Se capitate da queste parti, imboccate l'autostrada,
ne va della vostra salute nervosa. Comunque non ci facciamo mica intimorire,
attraversiamo Faro, che non lascia nessun elemento da ricordare (è
però vero che non ci fermiamo neanche) e dopo tanto peregrinare, ci
appare all'orizzonte Tavira.
La cittadina sembra la classica meta di turismo, senza troppi eccessi.
Cerchiamo un punto informazioni, ma è già chiuso. Arriviamo fin sul
lungo fiume...sì avete letto bene, ci rendiamo conto in quel momento
che a Tavira c'è un lungo fiume, ma non un lungo mare. E' semplice,
apprendiamo che il mare c'è, ma non si vede. Davanti Tavira
(ed anche oltre, nelle due direzioni) si staglia infatti un lembo di
terra lungo quanche chilometro oltre il quale c'è il mare. L'isolotto
si raggiunge con una imbarcazione, con frequenza di cinque minuti.
Superato lo shock, prendiamo una camera in una Pensão. La cosa
strana è che per raggiungere la reception dobbiamo salire una scalinata
ripida e stretta, in cima alla quale una signora di mezza età ci attende
indifferente. La nostra stanza è ancora più in alto, per arrivarci
un'altra scala, immersa in quella che è a tutti gli effetti una casa
privata. Siamo senza finestre e il caldo è aberrante. Nonostante tutto,
va bene così.
Dopo una doccia, è calata la sera. Vaghiamo lungo la strada
pricipale, dove i ristoranti si succedono gli uni agli altri, senza
interruzioni.
Ne scegliamo uno, Isa insiste con la frittura di pesce, se ne pentirà.
Una volta fuori, cerchiamo qualche motivo di svago, ma il centro non
brilla di allegria. Decidiamo che è meglio riposare, è stata
una giornata provante.
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