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Tempo 19-27 Luglio 2003
Spazio Portogallo
Coordinate Lisbona
NB. A distanza di tempo riprendo i ricordi. Fisso la data di oggi. 23
Ottobre 2004. Scandisco, per non sbagliare. Ventitreottobreduemilaquattro. E'
passato ben più di un anno da allora. Non è uno strano esperimento. No.
Solo pigrizia. O forse inconsciamente ho voluto prolungare il piacere
di ricordare. Ci sono stati altri viaggi, altri posti e angoli e strati
di colore passati a setaccio. Concludo oggi il viaggio iniziato insieme
a chi legge. Lo concludo, replicando le medesime esigenze. Io
sono cambiato, dalla prima volta che ho scritto. Impercettibilmente, certo.
Una ruga, un convincimento, un dolore o una gioia in più. Chissà. Ma rimango,
come tutti voi, in viaggio.
Ultimo giorno
- 27 Luglio 2003
Colazione. Prepariamo
i bagagli per il ritorno. Pensiamo a come non avere troppi ingombri
addosso, dato che da lì a poche ore il check-in limiterà le nostre
capacità di trasporto personale. Nulla da ridire. Dobbiamo condividere
le risorse e dunque queste devono bastare per tutti. Fisso le pareti
bianche della stanza, alla quale abbiamo regalato, per un giorno,
voce, anima, corpo. Da lì a poco sarà ripulita per la prossima coppia.
Non dispiace, perchè possa accogliere ed essere riempita in modo nuovo.
Originale. E poi, per quanto la si possa pulire, la patina invisibile
e duratura che lasciamo al nostro passaggio in ogni luogo è inattaccabile.
La colazione è abbastanza grassa, tra prosciutto, formaggio, marmellata.
Solo l'orribile succo di arancia dal colore annacquato suscita diffidenza.
Intanto, il cielo manifesta mutevolezza. D'altronde non siamo a livello
del mare. Non siamo su una spiaggia. Ed il sole non sempre è al nostro
personale servizio. Ne avrei certamente bisogno.
Ora. Si
riparte, dunque. Alla volta di Lisbona. Non abbiamo più il tempo di
girare e perderci. L'autostrada A6 e poi la A2 sono il canale
unico che
percorriamo. La strada non è più polverosa, anzi l'asfalto sembra recente.
Le grandi arterie appaiono la conquista di un passato prossimo.
Ci rammarica proprio il tempo. Infatti, in appena due ore, giungiamo
alla città che ci ha dato il benvenuto. Due ore, volate via. Due ore
che nei giorni precedenti abbiamo spezzato in minuti e secondi, vissuti
e ricomposti a nostro piacimento.
Per nostra fortuna, ad accoglierci,
il Ponte de Vasco de Gama. L'altro raccordo. Alter
ego del primo
che ci ha portato altrove. Imponente, anch'esso, ci avvolge, componendo
un
un quadro irripetibile fatto di cielo e mare. Siamo di nuovo dentro.
O fuori, dipende dai punti di vista.
Lisbona. Non è più un mistero. Familiare
e composta, irradia un senso di quiete. Attraversiamo le grandi vie,
senza far rumore. Per via dell'impronta. Noi ricordiamo la città, ma
la città ricorda noi. Esige rispetto.
La mappa ci guida, fino al luogo
dove lasciare l'auto a noleggio. Scopriamo di
aver commesso
un
errore, di avere pagato un giorno in più. Ma chi se ne frega? Ripensandoci,
poteva essere il segno di una scelta, decidere magari di fermarsi ancora
per un giorno, senza averlo deciso prima. Ma non stavolta. Un taxi
ci riporta all'aeroporto, lì dove inizierà il ritorno. Un altro viaggio.
Prima verso Barcellona. Verso Milano poi. Emozioni che non si arrestano.
Gli ultimi minuti del volo sono duri, trovandoci d'improvviso nel bel
mezzo di
una tempesta. Balliamo. Abbiamo paura, lo confesso. Perchè tutto accade
senza preavviso. E senza preavviso tocchiamo terra.
Non bastano più le parole ad esprimere il piacere di quanto vissuto
qui assieme. Sarebbero ormai fuori luogo. Attraversando i chilometri
di strada e sabbia, ascoltando le parole e i suoni, misurandoci con
le altezze e le ombre, abbiamo dovuto ricrederci su molte cose. Sul
mondo e sulle sue diversità. Sull'estensione della terra e sulla forza
delle radici che ci legano indissolubilmente agli angoli e alle prospettive.
Siamo partiti e siamo ritornati. Abbiamo riposato e viaggiato ancora.
In realtà, senza mai fermarci. Siamo qui e respiriamo...to
be continued...
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