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Lacocio.it <<   >> Marco Parente Tempo 30 Settembre 2005 Ma siamo qui per la musica, per Marco Parente, che rivediamo, dopo il concerto in comunione con Paolo Benvegnù. Lo anticipa sul palco un giovane, emozionato, il quale si era reso già protagonista di un accompagnamento al piano nel concerto di cui sopra. Si ripropone qui, da solo, per pezzi suoi, cercando di infondere sicurezza e darci qualche guizzo. Il piano ha accudito i nostri pensieri, la voce era un po' strozzata, ma essere sul palco è dura e si impara provando e riprovando.
Arriva, tardi, finalmente, Parente e la sua band. Altra storia rispetto
a pochi mesi fa, quando, onestamente, le sue canzoni, erano state,
si belle, ma lungo un filo che non presentava variazioni, e alla lunga,
rischiavano la monotonia.
Che strano vederlo dal basso del pavimento, lui che si agita sul nuovo palco alto quasi mezzo metro. In effetti è la novità più vistosa, il palco è esattamente nella posizione opposta a prima, a contatto con la porta che separano gli artisti dai nostri occhi. Una distanza che si sente, che ci allontana leggermente, costringendo così i nostri a dare di più, a veleggiare senza paura perchè senza rischiare non riusciranno più a raggiungerci il cuore. Parente salta, balla, segue il ritmo e la melodia, condivide i suoi
sogni con noi, intonando ora dolci ballate, ora vivacità e desiderio
di correre, di stargli dietro, come in sella a biciclette in discesa
lungo il declivio. Siamo felici, al termine. Consapevoli che ciò che è terminato è solo il primo atto di quello che verrà nel ricordo e nella reiterazione, di un'altra data, in un tempo non troppo lontano.
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