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Tempo 13 Agosto 2007
Spazio Sicilia
Coordinate Dal mare alla montagna e ritorno

Quando si parla di Fiumara d'Arte, non tutti sanno di cosa si tratta, anche se da qualche tempo la voce si va diffondendo. Ad essere precisi, si tratta di un sogno, così forte da essere riuscito a divenire realtà, fatto di materia e visione. Questo atto di conversione non è stato mai scontato (non lo è tuttora) e passa attraverso una dedizione, quella che impegna energie, attenzione e disciplina, al fine di strappare la materia per darle un senso, una direzione specifica.
In una bella mattinata di Agosto ci siamo dunque messi in movimento per constatare con i nostri occhi, dato l'invito implicito, sotteso nella sua creazione, che l'ideatore, Antonio Presti, ci ha voluto fare. Tutto è iniziato nel 1982 con una scultura dedicata al padre appena scomparso, da non relegare in uno spazio privato, ma sul suolo pubblico, affinchè fosse fruibile da tutti. Un regalo ai cittadini e allo stato. L'idea di creare un parco è arrivata subito, per cui alla prima opera se ne affiancarano presto altre. L'intenzione va oltre i problemi di natura legale che si presentano: viene denunciato per abuso edilizio ed è l'inizio di un percorso di tensioni, sfide, battaglie contro l'ostracismo e la cecità degli amministratori. Antonio Presti però non si perde mai d'animo e continua la lotta fino a quando, nel 2006, la Fiumara d'Arte viene riconosciuta come parco scultoreo, la cui tutela è affidata ai comuni che ospitano le opere.

Da Catania, abbiamo preso l'autostrada per Palermo e una volta sulla costa, in direzione Messina, fino all'altezza di Castel di Tusa da dove hanno inizio gli avvistamenti. Ci sarebbe un percorso rituale da seguire, ma per questa volta non ne teniamo conto.
Per prima, incontriamo Finestra sul mare, gigantesca cornice di cemento che inquadra mare e cielo. Mastodontica, offre una strana alternativa alla vista della spiaggia, lasciandoci senza fiato. Il sole cuoce le teste, ma è Agosto, che diamine, amo la temperatura che stempera il cielo limpido, quasi fosse verniciato di fresco. Però non dispiace l'ombra che ci rassicura presso l'Atelier sul mare, ovvero un albergo-museo ove gli ospiti possono avere la fortuna di passare la notte (o il giorno?) in stanze d'autore, ovvero opere d'arte da godere durante l'intimità del vissuto.

Finestra sul mare

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Atelier sul mare

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E' tempo di lasciare il mare. Nel greto alla foce del fiume, sotto iun enorme cavalcavia, si erge La materia poteva non esserci. Duplicità, vuoti e pieni, l'opera sta, imperiosa, ma senza offrire inquietudine, quasi un ausilio alla vista, man mano che la distanza dal mare aumenta.
Ci addentriamo, man mano che saliamo d'altezza. Energia mediterranea ci coglie nel picco assolato del pomeriggio, ci nascondiamo sotto la  volta azzurra. Una casa, una chiesa, uno spicchio di cielo, tutto questo e altro, se si ha la voglia di ascoltare il silenzio. Può dirsi banale, ma vi assicuro, quando il silenzio è reale, può far paura ed escogitiamo qualunque espediente per sfuggirgli.
Ad un tratto, ci sembra di perderci, ma è solo il timore di lasciarsi andare. Così, dopo una delle tante curve che inanelliamo, è l'incontro con Una curva gettata alle spalle del tempo a lasciarci perplessi, addossandoci un bisogno. Giriamo intorno, cogliamo le ondulazioni innaturali perchè non previste: gobbe di cammello, dune che si muovono immaginarie nella brezza, docili guance, costole eterne di donna, muscoli in contrazione. Sentiamo la vicinanza ai luoghi, al tempo del quale ci riappropriamo lì, in una solitudine che è immensa e bellissima, in quanto solitudine di uomini in mezzo alla natura.
La prova più ardua assume consistenza nel Labirinto di Arianna. La fenditura all'ingresso avidamente attrae i nostri passi. Varcando la soglia, un brivido scuote la sicurezza quotidiana. E' l'ignoto dietro ogni curva, in un budello di cemento a senso unico. Non c'è modo di perdersi, di perdere il corpo, ma è certo che la mente si offusca, costringe le gambe ad accelelare, quasi qualcuno si inseguisse. Senza fiato, fino al centro. Qui, tutto ha fine o forse nuovamente inizio, ma l'esperienza ormai ci ha cambiati, bisogna solo prenderne atto.

La materia poteva non esserci + Energia mediterranea

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Una curva gettata alle spalle del tempo

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Labirinto di Arianna

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Inizia dunque la "discesa". Velocemente salutiamo Arethusa, caserma dei carabinieri adornata con figure astratte che la rendono alla vista accogliente, come un asilo. E' quindi la volta de Il Muro della vita, sul muro di contenimento lungo la strada. Ne cogliamo l'apparizione, come di un albero o di uno stormo di uccelli, dei quali la vista gode per pochi secondi. Manca solo la Stanza di Barca d'oro. Continuerà a mancare ancora fino alla prossima volta...per quanto abbiamo cercato, non c'è stato verso, su e giù, con la luce del sole degradante ormai, giù e su, indagando, sforzandoci di cogliere una traccia, un cartello, un'intuizione. Niente. Eppure è lì, per noi come per gli altri, affinchè il viaggio abbia senso, nel perpetuarsi continuo dell'immaginazione.

Arethusa + Il Muro della vita

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Torniamo a casa, passando per l'autostrata Messina-Catania. Siamo felici. Non ci scordiamo di niente, parte di noi è ancora lì, a sussurrare alla luce e al vento la gioia che ci ha insegnato il viaggio e le nostre percezioni dell'intorno. Non ci resta che continuare il sogno del suo iniziatore, inoltrarci ancora senza paura, perchè perdendoci impariamo a saperne di più.


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