Palazzo Tezzano – Catania

Sto leggendo un libro di lettere, scambiate tra Federico De Roberto e Ernesta Della Valle. Tra loro c’era una storia d’amore, e le lettere ne raccontano, ma su questo tornerò un’altra volta. Per chi fosse spinto dalla curiosità, si intitola “Si dubita sempre delle cose pià belle”, un titolo quasi universale, rispetto all’approccio alla vita e al non dare nulla per scontato.

Nelle lettere Federico De Roberto riversa la sua quotidianità, e cita molti luoghi di Catania, tra i quali appunto Palazzo Tezzano, sulla cui cima, De Roberto appunta la presenza di un orologio, che nel testo scandiva la mezzanotte. Ho vissuto Catania in maniera continua fino ai 28 anni e non avevo mai sentito il nome di questo palazzo, ed evidentemente è una mia responsabilità visto che, dopo averne cercato in Internet, ho scoperto averlo avuto sempre sotto gli occhi, in una delle piazze più note di Catania, ovvero Piazza Stesicoro.

Pensate a quel palazzo sulla destra, avendo come punto di riferimento l’ingresso dell’anfiteatro. E scopro, dalle fantastiche note a piè di pagina riportate nel testo, che pur nella sua bellezza architettonica tipicamente catanese e tipicamente del ‘700, è stato luogo importantissimo della città: dal 1727 ospitò l’ospedale San Marco (che a cercare, verrà dopo trasferito in altra sede e prenderà il nome di Ospedale Vittorio Emanuele II), e successivamente in tribunale della città, sede che rimase tale fino al completamento, nel 1953, dell’attuale sede del Tribunale sito in Piazza Verga.

Solo a cercare, si svelano mondi e possibilità infinite, e soprattutto, con l’aiuto dei libri e delle memorie trascritte, si colgono usi diversi della città, spaccati di vita che la rendono viva in maniera differente rispetto a come noi, oggi, nel 2017, la conosciamo.

Da Wikipedia riporto il suo attuale impiego “All’interno di esso, attualmente, ha sede l’Archivio Ceramografico dell’Università degli Studi di Catania, costituito da un corpus di migliaia di schede di riproduzioni di vasi attici editi ed inediti di tutta Europa.”

Varrà la pena, nella prossima discesa a Catania, guardarlo con più attenzione ed entrare, se il portone fosse aperto, a scoprire ciò che ho sempre visto, ma con occhi diversi.

L’immagine è tratta dal sito di Sicilia in rete, qui la pagina nel dettaglio.

Nei miei giri in internet, sul libro in questione ho trovato anche questo post di Michele, che volentieri condivido.

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