Natale 2019 – Catania (1)

Le vacanze iniziano qui

Catania rimane un punto di riferimento imprenscindibile, qui sono cresciuto e c’è in me una traccia della città. Alla stessa maniera, mi piace pensare di poter lasciare io una sua traccia, piccole molliche di frequentazione, spesso più come visitatore privilegiato, che come abitante, con la libertà di vedere ciò che di bello esiste a Catania (ad esempio, da post precedenti, il cimitero di guerra o Palazzo Tezzano) .

Parco Gioeni

Il parco è sempre lì, da quando mi ricordo, dominante a quel luogo fisico, alla fine di Via Etnea, noto come Tondo Gioeni.

Non è che lo si noti molto, dal basso (soprassiedo sulla fontana e sul ponte che è stato abbattuto, entrambi accendono molto l’animo dei catanesi!), ma il parco esiste ed è piuttosto esteso, ben più grande della Villa Bellini (qui la storia del parco su Wikipedia).

Un primo consiglio mi sento di fornirlo: arrivare il parco è in generale non semplice, perché separato dalla via Etnea da un incrocio viario piuttosto trafficato. E’ probabile che giungiate in macchina, e in questo caso il consiglio è di entrare dall’ingresso sito in Via Angelo Musco (mappa qui), dove è disponibile un comodo parcheggio. Esistono anche altri ingressi, rispettivamente in via Albertone Matteo (mappa qui) e via del Bosco (mappa qui). Quest’ultima è prossima ad una fermata di autobus A.M.T. dove passano le seguenti linee 429, 744, 940. Se volete conoscere gli orari, consultate il sito dell’A.M.T. (link qui).

La nostra visita è stata piacevole: una bella vista, parco abbastanza pulito, i giochi dei bambini funzionanti, diversi percorsi per i quali “perdersi” e scorgere della presenza di Villa Iole Pantò in stile liberty (qui alcune info trovate su internet), dove abitò l’attore Angelo Musco, il viale dei giusti. E se siete appassionati, potrete andare alla ricerca di una geocache (scoprite qui di che si tratta).

Geocache

Questo termine, Geocache, è una forma di caccia al tesoro. Nella forma più diffusa, si tratta di piccoli contenitori (cache) nascosti sul territorio (geo), contenenti nella maggior parte dei casi un taccuino o foglietto, nel quale, chi lo trova, lascia traccia del suo passaggio, indicando il proprio nome e la data del ritrovamento.

Le cache, una volta create e posizionate, vanno registrate sul sito del Geocaching, inserendo le coordinate GPS (con un telefono oggi si tratta di una operazione semplice). Con la registrazione della cache, si può anche indicare un indizio, non necessariamente esplicito, o anche sottoporre degli indovinelli che portano al nascondiglio.

La caccia al tesoro è spesso un pretesto per segnalare ai geocacher luoghi degni di nota, per un monumento, un panorama, un luogo storico e così via. Tramite il computer o l’app è possibile vedere sulla mappa se in una certa zona ci sono delle cache.

A Catania e dintorni non ce ne sono molti, motivo per il quale abbiamo deciso di nasconderne qualcuno. In particolare, uno alla plaja (mappa), dove è bellissimo andare a passeggiare d’inverno con il mare da un lato e l’Etna sullo sfondo, e l’altro in piazza Galatea (mappa). Quest’ultimo è un omaggio a un grande artista, Francesco Messina, del quale esiste a Milano un museo, ospitato in una chiesa sconsacrata, in Via San Sisto. Perché dunque in piazza Galatea? Perché qui è di norma ospitato uno dei cavalli di Francesco Messina, l’opera Lo stallone morente. Dico, di norma, perché al momento (gennaio 2020) il cavallo è ancora in prestito a Linguaglossa, paese di origine di Francesco Messina, nel quale si è tenuta una mostra a lui dedicata. Quindi la cache di Piazza Galatea è dedicata al nostro stallone e al suo atteso ritorno.

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